Su Roma-Catania

Il calcio italiano è morto. Segnali profondi di malattia grave ne avevamo avuti a volontà: scandali arbitrali, cali di affluenza negli stadi …chi è appassionato di questo sport non ha certo bisogno che gli venga letta la drammatica cartella clinica.
Ma se dopo una partita d’altri tempi, sfortunata per il Catania, che va incontro ad una clamorosa batosta per motivi particolari da rintracciare nell’atteggiamento tattico e disciplinare, i commenti di giornali e televisioni si orientano decisamente sul presunto spirito antisportivo di una squadra che infierisce, allora, signori miei, non rimane che arrendersi ai burattini dei vari processi televisivi.
Se la Roma si compiace delle sue triangolazioni rapide e delle sue ripartenze contro una squadra catanese che continua ad attaccare la palla con quasi tutti gli uomini di movimento esponendosi alle incursioni degli avanti avversari e le trasmissioni “pallonare” discutono dell’opportunità di fermarsi dopo il 4 o il 5 a 0, allora ci meritiamo Moggi, Giraudo, Meani e la Gea per altri 10 anni.
Se i giallorossi scendono in campo nella ripresa sul 4 a 0 ed “osano” continuare ad imbastire qualche trama offensiva per una ventina di minuti, se non altro per rispetto al proprio ed all’altrui pubblico che mi risulta avesse pagato il biglietto per una partita di 90 minuti e non di 45 e i dirigenti del Catania rilasciano interviste che stigmatizzano il fatto che anche in una partita di calcio esiste un codice morale, allora questi dirigenti si meritano fino in fondo i torti arbitrali ed i campionati pilotati.
Se di fronte ad una normale pratica sportiva di Luciano Spalletti, quella di andare a stringere la mano agli avversari dopo una partita sfortunata, i media e lo stesso allenatore Marino si sollevano accusando il mister di essere un ”maramaldo”, di non aver applicato tale sportività dalla panchina dove – udite udite! che scorrettezza - continuava ad incitare i suoi a fare gol, ebbene sì, propongo di aprire un’inchiesta federale sulla Roma e su Spalletti per atteggiamento chiaramente antisportivo.
Poche fugaci parole sulla sciocchezza di Mascara che lascia i suoi in 10 sotto di un gol al 14° minuto del primo tempo; alcuni timidi cronisti provano ad ipotizzare che è da lodare la tattica offensiva del Catania, ma che forse Marino poteva apportare alcune correzioni, per così dire di assetto, visto l’andamento disastroso della partita; nessuna menzione per i precedenti della squadra capitolina, l’anno scorso raggiunta dal Palermo dopo esser andata sul 3 a 0, in apertura di stagione clamorosamente superata dall’Inter in Supercoppa dopo un nuovo triplice vantaggio.
Anzi, qualcuno, col candore di una tenera età che non ha più, ipotizza che la Roma abbia in fondo perso una buona occasione per assicurarsi una tranquilla trasferta sotto l’Etna nella partita di ritorno ad aprile, che anzi viene caricata di significati ulteriori e diventa già la “partita della vita”.
Complimenti, complimenti di cuore da tutti gli sportivi.
Ma se dopo una partita d’altri tempi, sfortunata per il Catania, che va incontro ad una clamorosa batosta per motivi particolari da rintracciare nell’atteggiamento tattico e disciplinare, i commenti di giornali e televisioni si orientano decisamente sul presunto spirito antisportivo di una squadra che infierisce, allora, signori miei, non rimane che arrendersi ai burattini dei vari processi televisivi.
Se la Roma si compiace delle sue triangolazioni rapide e delle sue ripartenze contro una squadra catanese che continua ad attaccare la palla con quasi tutti gli uomini di movimento esponendosi alle incursioni degli avanti avversari e le trasmissioni “pallonare” discutono dell’opportunità di fermarsi dopo il 4 o il 5 a 0, allora ci meritiamo Moggi, Giraudo, Meani e la Gea per altri 10 anni.
Se i giallorossi scendono in campo nella ripresa sul 4 a 0 ed “osano” continuare ad imbastire qualche trama offensiva per una ventina di minuti, se non altro per rispetto al proprio ed all’altrui pubblico che mi risulta avesse pagato il biglietto per una partita di 90 minuti e non di 45 e i dirigenti del Catania rilasciano interviste che stigmatizzano il fatto che anche in una partita di calcio esiste un codice morale, allora questi dirigenti si meritano fino in fondo i torti arbitrali ed i campionati pilotati.
Se di fronte ad una normale pratica sportiva di Luciano Spalletti, quella di andare a stringere la mano agli avversari dopo una partita sfortunata, i media e lo stesso allenatore Marino si sollevano accusando il mister di essere un ”maramaldo”, di non aver applicato tale sportività dalla panchina dove – udite udite! che scorrettezza - continuava ad incitare i suoi a fare gol, ebbene sì, propongo di aprire un’inchiesta federale sulla Roma e su Spalletti per atteggiamento chiaramente antisportivo.
Poche fugaci parole sulla sciocchezza di Mascara che lascia i suoi in 10 sotto di un gol al 14° minuto del primo tempo; alcuni timidi cronisti provano ad ipotizzare che è da lodare la tattica offensiva del Catania, ma che forse Marino poteva apportare alcune correzioni, per così dire di assetto, visto l’andamento disastroso della partita; nessuna menzione per i precedenti della squadra capitolina, l’anno scorso raggiunta dal Palermo dopo esser andata sul 3 a 0, in apertura di stagione clamorosamente superata dall’Inter in Supercoppa dopo un nuovo triplice vantaggio.
Anzi, qualcuno, col candore di una tenera età che non ha più, ipotizza che la Roma abbia in fondo perso una buona occasione per assicurarsi una tranquilla trasferta sotto l’Etna nella partita di ritorno ad aprile, che anzi viene caricata di significati ulteriori e diventa già la “partita della vita”.
Complimenti, complimenti di cuore da tutti gli sportivi.
Etichette: Calcio

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