Gian Luca Marozza

11 dicembre 2006

CIAO ALBERTO


Nella notte più attesa da un tifoso romano, all’Olimpico c’è un enorme vuoto sugli spalti: è un posto solo quello di Alberto D’Aguanno, ma il buco che lascia nei ricordi della famiglia, dei colleghi e di chi lo ha seguito nel suo lavoro di professionista appare francamente incolmabile. Lo rammento cortese ed affabile in tutte le interviste, quando avvicinava il microfono alla bocca di calciatori, presidenti ed allenatori esagitati, accaldati ed inferociti dall’andamento delle partite e magicamente riusciva con un timido sorriso o con l’innata ironia o con la riconosciuta competenza a svelenire quasi sempre gli animi e ad ottenere risposte. La Roma del derby non può dedicargli né gol né vittoria, perché non ha la testa in alcuni dei suoi calciatori, non ha le gambe in altri, non ha il vigore e la cattiveria che il centrocampo biancazzurro e la sua panchina mettono sul prato dell’Olimpico.
Totti c’è, ma non ci sono i compagni che pure giocano i primi 40 minuti del match in insistito possesso di palla, a volte illudendo di poter passare, più per la costanza della manovra che per la reale pericolosità delle trame. La Lazio dimostra invece di aver preparato alla perfezione i risvolti tattici della sfida: difesa arcigna e precisa, centrocampo atletico, concentrato, che mantiene una compattezza ammirevole per 90 minuti. La partita è inizialmente in mano alla Roma, ma solo apparentemente, perché la squadra di Delio Rossi, pur bloccata dietro, manda un paio di avvisaglie in contropiede (uno di Pandev con uscita di Doni); Totti tenta di sorprendere Peruzzi al 23’ con un collo destro a spiovere e poi con un sinistro rasoterra al 38’; in mezzo Pizarro impegna ancora l’estremo difensore laziale dalla distanza al 29’; Perrotta entra in area dopo una triangolazione ubriacante ma Ledesma lo recupera in angolo; negli ultimi 5 minuti del primo tempo la Lazio imprime la svolta decisiva: Cribari svetta di testa su angolo ma Doni è miracoloso, smanacciando sulla traversa; subito dopo Ledesma pesca il jolly con un sinistro imprendibile dai 25 metri. Si intuisce che potrebbe essere un colpo troppo forte: dopo l’intervallo Mexes compie un raro errore e lancia Pandev solo davanti a Doni: comincia lo squallido teatrino di Rosetti che prima fa continuare, poi segue l’invito di Ayroldi che lo consiglia per il rigore; spunta un cartellino rosso per il portiere brasiliano, ma è ancora il guardialinee che rettifica l’arbitro per il giallo; alla fine la decisione appare equilibrata e corretta, ma il tempo che intercorre tra il fallo e la trasformazione di Oddo suona come una condanna per il direttore di gara. La Lazio sfiora i pali con conclusioni di Mauri e Rocchi; nella confusione in cui piombano i giallorossi cade prima il capitano, che comincia a litigare con giocatori avversari e arbitro (finirà con un taglio alla coscia destra, rischiando il cartellino rosso insieme a Zauri e Cribari) e poi anche il tutt’altro che impeccabile Spalletti, che si consegna alle ripartenze laziali togliendo Tonetto per Vucinic, che sbaglia subito dopo un facile controllo in area su assist di Totti. Non c’è più partita: la Roma sbilanciata ed imprecisa subisce ancora il gol di Mutarelli al 28’, dopo la traversa di Mauri. Solo Totti cerca il gol della bandiera ma Peruzzi gli chiude lo specchio della porta su gran destro al volo. Passivo pesante nella stracittadina ed in classifica, dove l’Inter vola a +7; e domenica arriva il Palermo….

LE PAGELLE
Doni 6: salva la Roma sulla deviazione aerea di Cribari con un colpo di reni magistrale, poi capitola di fronte al gran sinistro di Ledesma. Molto lavoro, ma nel complesso non comprendiamo chi rintraccia sue responsabilità sui tre gol laziali. Incolpevole.
Panucci 5: soffre abbastanza, combatte, ma con insolito disordine e sbagliando anche qualche cross di troppo. Impreciso.
Chivu 5: non è il peggiore, ma non si distingue di certo e davanti non fornisce alcun contributo. Morbido.
Mexes 5: forse è definitivamente divenuto romano, perché sembra soffrire emotivamente questo derby; regala palla a Pandev nell’episodio che chiuderà la partita ma in generale non sembra sicuro ed imperioso come sempre. Svagato.
Tonetto 5,5: qualche timida discesa, ma la sua fascia, insieme a Mancini non funziona proprio; però, quando esce, la Roma peggiora…Senza traccia.
Mancini 4,5: è arrivato il momento di scuotersi, Amantino; da troppe partite il contributo del brasiliano alla manovra giallorossa è praticamente inesistente. Oddo lo annulla ma non è tutto merito del campione del mondo. Assente.
De Rossi 5: sembra la controfigura del grande giocatore che conosciamo; qualche attenuante per le precarie condizioni fisiche, altrimenti il suo correre a vuoto e l’imprecisione in molti appoggi meriterebbero un voto inferiore. Purtroppo la sua cattiva prestazione è l’ago della bilancia del derby. Nervosissimo.
Pizarro 5,5: nel primo tempo è braccato dagli interditori avversari, ma si districa con buoni movimenti e cambi di fronte sul pressing; nella ripresa naufraga insieme ai compagni. Francobollato.
Taddei 5: ancora una partita di tanto movimento e poca gloria; entra poco nel vivo della manovra e si è dimenticato da un bel po’ come sia fatta la porta. In declino.
Perrotta 5,5: anche lui nella prima frazione gioca come sa e si inserisce con i suoi movimenti partecipando alle triangolazioni giallorosse; nella ripresa, però, è colpevolemente assente dal tabellino. Bloccato.
Totti 6: è l’unico che si accorge del derby: fa buoni movimenti, tenta di impensierire Peruzzi, lotta, tira in porta, perlomeno si arrabbia. Capitano.


Vucinic: 4,5: non riesce proprio a trovare la forma, il clima partita: non ricordiamo un gesto tecnico degno di nota in questo inizio di stagione. Preoccupante.

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