Dei delitti e delle pene (di morte)

Oggi Amnesty International promuove la IV giornata mondiale contro la pena di morte, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso ingiustificato e contrario al diritto internazionale di tale strumento di condanna in molti Paesi del mondo.
Responsabile della proclamazione di tale iniziativa è soprattutto la Coalizione mondiale contro la pena di morte, che protesta anche, al di là della spinosa discussione intorno al fondamento giuridico assoluto, sui procedimenti iniqui e frettolosi che spesso la accompagnano nelle nazioni governate da regimi dittatoriali.
La Giornata mondiale contro la pena di morte punta l’indice verso i sistemi giudiziari di Iran, Arabia Saudita, Nigeria, Cina e Stati Uniti, ma nel contempo saluta con soddisfazione la nascita della Rete asiatica contro la pena capitale e l’abolizione nelle Filippine ed in Moldavia.
La storia della pena di morte attraverso i secoli passa dalla “legge del taglione”, che infligge al reo lo stesso male da questi provocato, al diritto biblico; è solo nella polis dell’antica Grecia che nasce una concezione della pena con finalità educativa (verso la società): in alcune opere di Platone viene affermata l'eccezionalità della pena di morte; con i Babilonesi compare il primo codice scritto, il Codice di Hammurabi, nel quale la pena capitale è largamente prevista; nell’antica Roma sopravvive la commistione tra un diritto pubblico che commina la pena di morte per l'alto tradimento e per gli atti sacrileghi ed un diritto privato che permette forme di vendetta personale. Nella civiltà islamica il Corano prevede la legge del taglione, ed a partire dal XV secolo il codice Ottomano influenzerà fino ai nostri giorni la legislazione di numerosi stati musulmani.
Dall’età medievale in poi il potere della Chiesa mantiene una certa ambiguità nei giudizi circa la pena di morte; nell’Ancienne Regime francese l’esecuzione è addirittura luogo di discriminazione tra ceti prevedendo la forca per i contadini e la decapitazione per i nobili, prima che Guillotin non abolisca drasticamente tale uso con un taglio netto.
La svolta storico-filosofica è da molti individuata nell’anno 1764 con la pubblicazione del libro di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene, dove si insinua il dubbio che sia preferibile comminare pene meno crudeli ma intense e prolungate nel tempo (per esempio l'ergastolo ed i lavori forzati). L’anno successivo, il primo atto politico: Leopoldo I° abolisce la pena di morte dal Gran Ducato di Toscana … purtroppo il provvedimento non avrà lunga durata.
Altri governi nella storia contemporanea abusano della pena di morte, dal Sudafrica dell’apartheid alla Russia dei tempi di Lenin e Stalin, all’Europa del nazismo.
In Italia, il primo tentativo di abolizione risale al 1889, spazzato via prima da Mussolini nel 1926, per combattere gli attentati alla propria incolumità e successivamente nel 1930 dal codice Rocco; nuovamente abolita il 10 agosto 1944, ad eccezione dei reati fascisti, la pena di morte è bandita dalla nuova costituzione della repubblica italiana il 27 dicembre 1947.
Ai nostri giorni l’Unione Europea ha decisamente espresso la propria opposizione a questa pratica e la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato diverse Risoluzioni, come quella del 1998 intorno alla quale venne raggiunta un’assoluta maggioranza, che ha successivamente formalmente richiesto ai Paesi mantenitori di "dichiarare una moratoria sulle esecuzioni in vista della totale abolizione della pena di morte".
Responsabile della proclamazione di tale iniziativa è soprattutto la Coalizione mondiale contro la pena di morte, che protesta anche, al di là della spinosa discussione intorno al fondamento giuridico assoluto, sui procedimenti iniqui e frettolosi che spesso la accompagnano nelle nazioni governate da regimi dittatoriali.
La Giornata mondiale contro la pena di morte punta l’indice verso i sistemi giudiziari di Iran, Arabia Saudita, Nigeria, Cina e Stati Uniti, ma nel contempo saluta con soddisfazione la nascita della Rete asiatica contro la pena capitale e l’abolizione nelle Filippine ed in Moldavia.
La storia della pena di morte attraverso i secoli passa dalla “legge del taglione”, che infligge al reo lo stesso male da questi provocato, al diritto biblico; è solo nella polis dell’antica Grecia che nasce una concezione della pena con finalità educativa (verso la società): in alcune opere di Platone viene affermata l'eccezionalità della pena di morte; con i Babilonesi compare il primo codice scritto, il Codice di Hammurabi, nel quale la pena capitale è largamente prevista; nell’antica Roma sopravvive la commistione tra un diritto pubblico che commina la pena di morte per l'alto tradimento e per gli atti sacrileghi ed un diritto privato che permette forme di vendetta personale. Nella civiltà islamica il Corano prevede la legge del taglione, ed a partire dal XV secolo il codice Ottomano influenzerà fino ai nostri giorni la legislazione di numerosi stati musulmani.
Dall’età medievale in poi il potere della Chiesa mantiene una certa ambiguità nei giudizi circa la pena di morte; nell’Ancienne Regime francese l’esecuzione è addirittura luogo di discriminazione tra ceti prevedendo la forca per i contadini e la decapitazione per i nobili, prima che Guillotin non abolisca drasticamente tale uso con un taglio netto.
La svolta storico-filosofica è da molti individuata nell’anno 1764 con la pubblicazione del libro di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene, dove si insinua il dubbio che sia preferibile comminare pene meno crudeli ma intense e prolungate nel tempo (per esempio l'ergastolo ed i lavori forzati). L’anno successivo, il primo atto politico: Leopoldo I° abolisce la pena di morte dal Gran Ducato di Toscana … purtroppo il provvedimento non avrà lunga durata.
Altri governi nella storia contemporanea abusano della pena di morte, dal Sudafrica dell’apartheid alla Russia dei tempi di Lenin e Stalin, all’Europa del nazismo.
In Italia, il primo tentativo di abolizione risale al 1889, spazzato via prima da Mussolini nel 1926, per combattere gli attentati alla propria incolumità e successivamente nel 1930 dal codice Rocco; nuovamente abolita il 10 agosto 1944, ad eccezione dei reati fascisti, la pena di morte è bandita dalla nuova costituzione della repubblica italiana il 27 dicembre 1947.
Ai nostri giorni l’Unione Europea ha decisamente espresso la propria opposizione a questa pratica e la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato diverse Risoluzioni, come quella del 1998 intorno alla quale venne raggiunta un’assoluta maggioranza, che ha successivamente formalmente richiesto ai Paesi mantenitori di "dichiarare una moratoria sulle esecuzioni in vista della totale abolizione della pena di morte".
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