Roma-Inter 6-2

Con gli Internazionali d’Italia che si disputano a poche centinaia di metri, la Roma vince il primo set sui dominatori del campionato, ma a parte le facili ironie conferma una buona condizione atletica e rinnovate motivazioni che - a differenza della squadra di Mancini - tengono ancora alta la tensione agonistica in questo finale di stagione.
Una Coppa Italia che alla fine riveste una certa importanza per entrambe le finaliste, per la Roma l’occasione di tornare a vincere qualcosa dopo lo scudetto del 2001, per l’Inter il valore aggiunto che potrebbe mettere a tacere qualche polemicuccia alzata un po’ ad arte forse più dai milanisti che dai tifosi nerazzurri, riguardo ad un bilancio complessivo nell’eventualità che Ancelotti dovesse riuscire ad alzare una ben più nobile coppa ad Atene.
Molte le assenze in casa interista, che però è squadra che non può lamentarsi per l’organico ed allora schiera Toldo in porta, Maxwell e Maicon esterni, Dacourt a centrocampo per l’indisponibile Cambiasso e la coppia di attaccanti di riserva (!) Adriano-Crespo; Roma che conferma Ferrari centrale e Chivu dirottato sulla fascia per i problemi fisici di Tonetto, con Pizarro che rientra, dopo molti dubbi, nell’undici di partenza.
Pronti-via ed accade l’inaspettato: i giallorossi si insediano con prepotenza in una metà campo interista morbida e sonnacchiosa e colpiscono con irridente facilità, specialmente dalla parte di un Panucci inarrestabile; al 1’ Taddei mette basso per Totti che arpiona e scarica in porta (tutto di destro), al 5’ calcio d’angolo che raggiunge Mexes per il bel tiro al volo di destro, sulla traiettoria tocca De Rossi per il 2 a 0; la Roma insiste contro gli avversari imbambolati, ogni azione si conclude con un tiro in porta, Taddei prova il pallonetto, ma calcia a lato, Mancini conclude con un destro alto una spettacolare azione, poi al 16’ la Roma va sul 3 a 0: cross di Chivu per l’accorrente Perrotta che da attaccante d’area piazza di piatto sull’angolo lontano; Olimpico in visibilio, lezione durissima per gli uomini di Mancini che al 20’ trovano in Pizarro l’unico vero alleato: passaggio all’indietro scriteriato del cileno sul quale si avventa rapace come sempre Hernan Crespo, dribbling su Doni e gol del 3 a 1 che sembra risvegliare i milanesi; ma dopo qualche minuto di equilibrio, al 30’ la Roma fa quaterna; su un cross dell’impagabile Panucci Toldo respinge male e Mancini ribadisce nella porta sguarnita. Il primo tempo si chiude con un paio di occasioni per Totti e con il palo di Stankovic al 40’. La ripresa vede l'Inter inizialmente più convinta che sembra volersi attestare in attacco chiudendo i giallorossi; Totti è più stanco, il centrocampo di Spalletti è più basso e soprattutto l’uscita di Mexes per un risentimento muscolare consiglia alla Roma una maggiore copertura da parte di De Rossi che deve andare a colmare con la sua classe e combattività i centimetri che mancano contro Adriano, Crespo, Materazzi ed il subentrato Vieira; al 3’ Doni, un po’ sorpreso, va giù in ritardo sulla conclusione dalla distanza di Adriano e pur deviando in angolo rischia di farsi male alla spalla; al 9’ magistrale corner di Pizarro per l’incornata di testa imperiosa di Panucci; è un 5 a 1 che ha dell’incredibile, ed infatti non ci crede Cassetti che Spalletti ha messo sulla fascia riportando Chivu centrale; il laterale all’11' regala palla a Maicon che scende senza ostacoli e pesca Crespo per la doppietta personale. In panchina Spalletti è furibondo...
Finisce l’apparizione di Adriano e Mancini si gioca la carta Recoba, spesso decisivo nelle sfide contro la Roma; le emozioni sembrano non finire mai in questa strana partita di un caldo pomeriggio più che primaverile: al 20’ Toldo è miracoloso su un diagonale da applausi di Totti, al 27’ è Mancini a concludere di poco a lato la percussione centrale; al 33’ Recoba spaventa Doni col destro, ma il portiere brasiliano ci arriva.
Ad un minuto dallo scadere arriva il gol che chiude forse ogni discorso per il ritorno; sulla punizione classica di Totti Toldo è incerto e sulla respinta corta il primo ad arrivare è ancora lui, Christian Panucci, per un 6-2 che ripaga i tifosi che hanno sfidato l’improbabile orario in giornata lavorativa deciso per motivi di sicurezza. All’Inter, appagata, serviranno quattro gol di scarto per ribaltare un verdetto aggravato dalle ammonizioni di Materazzi e Dacourt che non ci saranno il 17 maggio nella gara di ritorno.
LE PAGELLE
Doni 6: è una di quelle partite irritanti per i portieri; poco impegnato, un po’ distratto su una conclusione di Adriano, deve raccogliere dalla porta due palloni del solito Crespo. Impotente.
Panucci 9: prestazione degna del campione che è; a volte non si riesce a distinguere chi sia l’esterno alto tra lui e Taddei, tanto quella fascia funziona bene negli schemi di Spalletti e tanto questo inossidabile sempreverde del calcio italiano riesce ad interpretare con classe le due fasi, offensiva e difensiva; è puntuale in copertura, veloce negli sganciamenti, preciso nei cross, goleador in area. Grande.
Mexes 7: primo tempo perfetto; unisce alla tecnica sopraffina la decisione nei recuperi che serve più di una volta su Figo, nel momento, brevissimo ma pericoloso, di ripresa nerazzurra; il tutto condito dallo splendido destro al volo in occasione del secondo gol. Si arrende per un dolore al polpaccio nell’intervallo. Classe pura.
Ferrari 6,5: conferma la positiva stagione senza sbavature; ha raggiunto ormai affidabilità e sicurezza che fanno ben sperare per il futuro. In odor di rinnovo.
Chivu 6: a nostro parere guadagna la sufficienza solo con il secondo tempo da centrale, perché nel primo, pur regalando l’assist a Perrotta, soffre eccessivamente Figo e la Roma deve ringraziare il fatto che il portoghese predichi spesso nel deserto dell’attacco interista. Impreciso.
Pizarro 5,5: d’accordo, scende in campo con una fascite e stringe i denti, d’accordo, regala buoni assist sui calci piazzati e giostra discretamente bene da metronomo, ma deve imparare come tutta la squadra che in partite decisive che valgono qualcosa è imperdonabile perdere certi palloni o addirittura lanciare in porta avversari di questo rango. Quasi da multa.
De Rossi 8,5: non ci sono più aggettivi per questo leone, giocatore senza uguali, con l’agonismo e la convinzione di Gattuso ed i piedi e la presenza tattica dei migliori centrocampisti europei; pur sofferente, nel secondo tempo capisce che è il momento dell’interdizione ed è semplicemente insuperabile. Impressionante.
Taddei 6,5: primo tempo spettacolare durante il quale incide con precisione chirurgica la difesa interista aprendo varchi, dispensando assist e cercando il gol di forza e di finezza. Gli manca solo il gol, prima del vistoso calo della ripresa durante la quale si vede costretto a chiedere il cambio perché in riserva. Generosissimo.
Perrotta 6,5: in parte vale lo stesso discorso fatto per Taddei; nella prima parte di gara è il valore aggiunto della squadra, “il capocannoniere virtuale” della serie A come l’ha definito Donadoni; arriva quando meno te l’aspetti, si infila in ogni spazio tra le maglie avversarie e lui sì, trova il gol con l’intuito di un centravanti. Nella ripresa si arrende gradualmente alla fatica della gara e di una intera stagione. Pericolo pubblico.
Mancini 6,5: è sempre lui, bello che si piace, come tutta la squadra quando le cose girano per il verso giusto; abbandona spesso la fascia, come accade sovente in questa ultima parte di stagione, un po’ per lasciare spazio a Chivu che è più ficcante di Tonetto, un po’ perché forse vuole tirare di più in porta; rimane il dubbio tattico, perché nel primo tempo centralmente è più pericoloso nelle conclusioni, ma nella ripresa, quando punta i difensori sull’esterno, appare incontenibile. Funambolo.
Totti 7,5: inizia a ritmi che non conosceva da qualche mese, a causa dei ben noti guai fisici. Si muove, si sposta da una parte all’altra del fronte d’attacco, arretra anche di qualche metro a prendersi palla è da’ l’impressione di avere il destro “caldissimo”. Nel secondo tempo è più stanco e molto più solo, ma non perde pericolosità, sulle punizioni è tornato ad essere l’incubo dei portieri. Sempre decisivo.
Cassetti 6: (per Mexes) cerca con la sua velocità offensiva di farsi perdonare il secondo dei regali offerti all’Inter. Perdonato.
Aquilani 6: (per Taddei). Buon impatto sulla gara, inizialmente da esterno perché Taddei non ce la fa più, poi da centrale quando esce anche Pizarro. Bentornato.
Una Coppa Italia che alla fine riveste una certa importanza per entrambe le finaliste, per la Roma l’occasione di tornare a vincere qualcosa dopo lo scudetto del 2001, per l’Inter il valore aggiunto che potrebbe mettere a tacere qualche polemicuccia alzata un po’ ad arte forse più dai milanisti che dai tifosi nerazzurri, riguardo ad un bilancio complessivo nell’eventualità che Ancelotti dovesse riuscire ad alzare una ben più nobile coppa ad Atene.
Molte le assenze in casa interista, che però è squadra che non può lamentarsi per l’organico ed allora schiera Toldo in porta, Maxwell e Maicon esterni, Dacourt a centrocampo per l’indisponibile Cambiasso e la coppia di attaccanti di riserva (!) Adriano-Crespo; Roma che conferma Ferrari centrale e Chivu dirottato sulla fascia per i problemi fisici di Tonetto, con Pizarro che rientra, dopo molti dubbi, nell’undici di partenza.
Pronti-via ed accade l’inaspettato: i giallorossi si insediano con prepotenza in una metà campo interista morbida e sonnacchiosa e colpiscono con irridente facilità, specialmente dalla parte di un Panucci inarrestabile; al 1’ Taddei mette basso per Totti che arpiona e scarica in porta (tutto di destro), al 5’ calcio d’angolo che raggiunge Mexes per il bel tiro al volo di destro, sulla traiettoria tocca De Rossi per il 2 a 0; la Roma insiste contro gli avversari imbambolati, ogni azione si conclude con un tiro in porta, Taddei prova il pallonetto, ma calcia a lato, Mancini conclude con un destro alto una spettacolare azione, poi al 16’ la Roma va sul 3 a 0: cross di Chivu per l’accorrente Perrotta che da attaccante d’area piazza di piatto sull’angolo lontano; Olimpico in visibilio, lezione durissima per gli uomini di Mancini che al 20’ trovano in Pizarro l’unico vero alleato: passaggio all’indietro scriteriato del cileno sul quale si avventa rapace come sempre Hernan Crespo, dribbling su Doni e gol del 3 a 1 che sembra risvegliare i milanesi; ma dopo qualche minuto di equilibrio, al 30’ la Roma fa quaterna; su un cross dell’impagabile Panucci Toldo respinge male e Mancini ribadisce nella porta sguarnita. Il primo tempo si chiude con un paio di occasioni per Totti e con il palo di Stankovic al 40’. La ripresa vede l'Inter inizialmente più convinta che sembra volersi attestare in attacco chiudendo i giallorossi; Totti è più stanco, il centrocampo di Spalletti è più basso e soprattutto l’uscita di Mexes per un risentimento muscolare consiglia alla Roma una maggiore copertura da parte di De Rossi che deve andare a colmare con la sua classe e combattività i centimetri che mancano contro Adriano, Crespo, Materazzi ed il subentrato Vieira; al 3’ Doni, un po’ sorpreso, va giù in ritardo sulla conclusione dalla distanza di Adriano e pur deviando in angolo rischia di farsi male alla spalla; al 9’ magistrale corner di Pizarro per l’incornata di testa imperiosa di Panucci; è un 5 a 1 che ha dell’incredibile, ed infatti non ci crede Cassetti che Spalletti ha messo sulla fascia riportando Chivu centrale; il laterale all’11' regala palla a Maicon che scende senza ostacoli e pesca Crespo per la doppietta personale. In panchina Spalletti è furibondo...
Finisce l’apparizione di Adriano e Mancini si gioca la carta Recoba, spesso decisivo nelle sfide contro la Roma; le emozioni sembrano non finire mai in questa strana partita di un caldo pomeriggio più che primaverile: al 20’ Toldo è miracoloso su un diagonale da applausi di Totti, al 27’ è Mancini a concludere di poco a lato la percussione centrale; al 33’ Recoba spaventa Doni col destro, ma il portiere brasiliano ci arriva.
Ad un minuto dallo scadere arriva il gol che chiude forse ogni discorso per il ritorno; sulla punizione classica di Totti Toldo è incerto e sulla respinta corta il primo ad arrivare è ancora lui, Christian Panucci, per un 6-2 che ripaga i tifosi che hanno sfidato l’improbabile orario in giornata lavorativa deciso per motivi di sicurezza. All’Inter, appagata, serviranno quattro gol di scarto per ribaltare un verdetto aggravato dalle ammonizioni di Materazzi e Dacourt che non ci saranno il 17 maggio nella gara di ritorno.
LE PAGELLE
Doni 6: è una di quelle partite irritanti per i portieri; poco impegnato, un po’ distratto su una conclusione di Adriano, deve raccogliere dalla porta due palloni del solito Crespo. Impotente.
Panucci 9: prestazione degna del campione che è; a volte non si riesce a distinguere chi sia l’esterno alto tra lui e Taddei, tanto quella fascia funziona bene negli schemi di Spalletti e tanto questo inossidabile sempreverde del calcio italiano riesce ad interpretare con classe le due fasi, offensiva e difensiva; è puntuale in copertura, veloce negli sganciamenti, preciso nei cross, goleador in area. Grande.
Mexes 7: primo tempo perfetto; unisce alla tecnica sopraffina la decisione nei recuperi che serve più di una volta su Figo, nel momento, brevissimo ma pericoloso, di ripresa nerazzurra; il tutto condito dallo splendido destro al volo in occasione del secondo gol. Si arrende per un dolore al polpaccio nell’intervallo. Classe pura.
Ferrari 6,5: conferma la positiva stagione senza sbavature; ha raggiunto ormai affidabilità e sicurezza che fanno ben sperare per il futuro. In odor di rinnovo.
Chivu 6: a nostro parere guadagna la sufficienza solo con il secondo tempo da centrale, perché nel primo, pur regalando l’assist a Perrotta, soffre eccessivamente Figo e la Roma deve ringraziare il fatto che il portoghese predichi spesso nel deserto dell’attacco interista. Impreciso.
Pizarro 5,5: d’accordo, scende in campo con una fascite e stringe i denti, d’accordo, regala buoni assist sui calci piazzati e giostra discretamente bene da metronomo, ma deve imparare come tutta la squadra che in partite decisive che valgono qualcosa è imperdonabile perdere certi palloni o addirittura lanciare in porta avversari di questo rango. Quasi da multa.
De Rossi 8,5: non ci sono più aggettivi per questo leone, giocatore senza uguali, con l’agonismo e la convinzione di Gattuso ed i piedi e la presenza tattica dei migliori centrocampisti europei; pur sofferente, nel secondo tempo capisce che è il momento dell’interdizione ed è semplicemente insuperabile. Impressionante.
Taddei 6,5: primo tempo spettacolare durante il quale incide con precisione chirurgica la difesa interista aprendo varchi, dispensando assist e cercando il gol di forza e di finezza. Gli manca solo il gol, prima del vistoso calo della ripresa durante la quale si vede costretto a chiedere il cambio perché in riserva. Generosissimo.
Perrotta 6,5: in parte vale lo stesso discorso fatto per Taddei; nella prima parte di gara è il valore aggiunto della squadra, “il capocannoniere virtuale” della serie A come l’ha definito Donadoni; arriva quando meno te l’aspetti, si infila in ogni spazio tra le maglie avversarie e lui sì, trova il gol con l’intuito di un centravanti. Nella ripresa si arrende gradualmente alla fatica della gara e di una intera stagione. Pericolo pubblico.
Mancini 6,5: è sempre lui, bello che si piace, come tutta la squadra quando le cose girano per il verso giusto; abbandona spesso la fascia, come accade sovente in questa ultima parte di stagione, un po’ per lasciare spazio a Chivu che è più ficcante di Tonetto, un po’ perché forse vuole tirare di più in porta; rimane il dubbio tattico, perché nel primo tempo centralmente è più pericoloso nelle conclusioni, ma nella ripresa, quando punta i difensori sull’esterno, appare incontenibile. Funambolo.
Totti 7,5: inizia a ritmi che non conosceva da qualche mese, a causa dei ben noti guai fisici. Si muove, si sposta da una parte all’altra del fronte d’attacco, arretra anche di qualche metro a prendersi palla è da’ l’impressione di avere il destro “caldissimo”. Nel secondo tempo è più stanco e molto più solo, ma non perde pericolosità, sulle punizioni è tornato ad essere l’incubo dei portieri. Sempre decisivo.
Cassetti 6: (per Mexes) cerca con la sua velocità offensiva di farsi perdonare il secondo dei regali offerti all’Inter. Perdonato.
Aquilani 6: (per Taddei). Buon impatto sulla gara, inizialmente da esterno perché Taddei non ce la fa più, poi da centrale quando esce anche Pizarro. Bentornato.
Tonetto s.v. (per Pizarro).
Etichette: Calcio

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