Gian Luca Marozza

11 aprile 2007

Manchester-Roma 7-1


Sotto le luci della ribalta europea di Manchester la Roma si squaglia come neve al sole ed entra sì nella storia, ma dalla porta sbagliata, per una disfatta che rimarrà con il sapore di un marchio difficile da cancellare. E’ una di quelle ferite destinate a cicatrice, un incubo che i cuori giallorossi, così gonfi di amore, hanno subito per 80 interminabili minuti di agonia; a volte il pugilato è meno crudele del calcio e se Spalletti avesse potuto gettare la spugna, la sofferenza avrebbe avuto fine già al 45’, per i tifosi sprofondati nelle poltrone di mezzo mondo e per i coraggiosi che avevano raggiunto Manchester, ai quali corre - veloce, affettuoso, solidale – il nostro pensiero. E’ difficile l’analisi di un 7-1, è complicato trovare le responsabilità, i difetti nei singoli, ma non bisogna cadere nel disfattismo o nella tristezza, che pure aleggia stamattina in una città incredula e frastornata; in Curva ci hanno insegnato che quando tutto sembra perso…rimane la maglia e i cori “Roma Roma” che si distinguevano ieri sera già sotto il pesante passivo hanno molto da insegnare ai giocatori ed all’allenatore…
Roma che incassa la tegola dell’ultimo minuto con l’assenza di Taddei, che si blocca nel riscaldamento, Perrotta è squalificato, Tonetto infortunato ed il mister ha le mani legate per una rosa maledettamente ristretta: Wilhelmsson sulla fascia, Vucinic davanti. Anche il Manchester è in emergenza ed accanto a Rooney schiera Smith, con Giggs larghissimo sulla fascia, che sarà l’arma letale per i giallorossi.
I primi 10’ illudono: buona occupazione della metà campo inglese da parte di Totti e Vucinic, qualche tentativo velleitario dalla distanza, uno di Totti che sibila accanto al palo, nulla che possa far prevedere la tempesta che si scatena dal 10’ in poi sulla squadra capitolina; 11’, Carrick trova un buco centrale e “scucchiaia”, passateci il termine, un destro a giro neanche troppo angolato, che sorprende Doni, coperto ed immobile; la Roma compie l’imperdonabile errore di voler riacciuffare subito la gara, che invece sarebbe ancora lunga; Spalletti, che dirà di non essere riuscito a comunicare coi suoi (giustificazione non accettabile) non modifica il suicida atteggiamento degli esterni di difesa, che colpevolmente, lasciano praterie alle ali, larghissime, del Manchester. Da qui nasce la lezione tattica da riportare a casa: 18’, Chivu tenta goffamente l’intervento di sinistro quando avrebbe la comoda respinta di destro e lascia il gol a Smith; 19’, Giggs fa quello che vuole sulla propria corsia e mette in mezzo, dove Rooney, tra quattro difensori romanisti, piazza il 3-0. Gli inglesi, consapevoli della forza dei due centrali romanisti, li attirano fuori posizione esternamente e poi li colpiscono in velocità; De Rossi prova la reazione di testa al 21’, ma è un fuoco di paglia.
C.Ronaldo sale in cattedra, al 30’ sfiora il palo dopo azione personale, Carrick su angolo, va vicino al 4° gol di testa ma Doni respinge miracolosamente, poi il fenomeno portoghese dilaga in velocità e fa quaterna sul primo palo, mentre Chivu indietreggia paurosamente.
La ripresa è solo sofferenza, i Red Devils inquadrano gli angoli della porta di Doni ad ogni conclusione: C.Ronaldo fa cinquina al 49’ su ennesimo traversone basso (azione viziata da fuorigioco), e Carrick toglie le ragnatele dal sette alla sinistra di Doni al 60’. Il tiro a segno continua, con Rooney, Smith, C.Ronaldo, senza pietà, come deve essere; al 69’ De Rossi trova il gol della bandiera con splendida girata su cross teso di Totti; la disfatta si compie a 10 minuti dalla fine con il non irresistibile tiro da fuori del nuovo entrato Evra.
Il triplice fischio arriva sospiratissimo…l’avventura in Champions di questa stagione sia di incoraggiamento per lo splendido ottavo col Lione e di monito per la lezione pesantissima impartita da Sir Alex Ferguson.


LE PAGELLE

Doni 4,5: facile bocciare un portiere che subisce 7 gol, ma non ci basta vederlo seguire con lo guardo la traiettoria dell’1-0, così come non è esente da colpe né sul 4 a 0 di C.Ronaldo sul primo palo, né sul settimo gol di Evra, che rotola in porta senza troppe pretese. In bambola.
Cassetti 4: speravamo che le due-tre accelerazioni di C.Ronaldo all’Olimpico lo avessero consigliato per un atteggiamento diverso, fatto di anticipi e di pressione asfissiante sul primo controllo …così non è stato. Scriteriato.
Chivu 3,5: non si vede mai la sua esperienza internazionale; è più colpevole dei compagni di linea perché, travolto nel marasma generale, è l’unico che compie errori tecnici gravi ben precisi, in occasione del raddoppio e del quarto gol, è l’unico che non si vede mai in avanti ed è l’uomo dal quale ci saremmo attesi maggiore propensione allo sganciamento dalla posizione centrale a quella laterale, poiché quel ruolo lo ha ricoperto naturalmente in passato. Disastroso.
Mexes 4: confuso e nervoso fin dall’inizio, smarrisce la tranquillità olimpica per abbandonarsi ad inutili scaramucce sui calci piazzati, sbandate paurose nei posizionamenti; non c’è mai sui cross che tagliano l’area, inspiegabilmente. Irriconoscibile.
Panucci 4: responsabile della disfatta, perché è dalla sua parte che Giggs fa male nel primo tempo, perché spreca con traversoni affrettati le rare ripartenze e perché se c’era un uomo in campo che doveva capire la follia tattica degli sganciamenti degli esterni bassi, questo era Panucci, che tante gare ha giocato nelle coppe europee. Fantasma.
De Rossi 6: è l’unico che prova a tirare su la testa, a lottare dietro e davanti; crolla anche lui centralmente sugli inserimenti dei centrocampisti, ma è tradito dalla difesa e dal compagno Pizarro. Segna uno splendido gol e si arrende per ultimo. Onore delle armi.
Pizarro 4: se manca l’ordine, il cileno è il primo indiziato; non entra mai in partita, lascia sola allo sbando la retroguardia, non rifornisce le punte. Assente.
Wilhelmsson 5: semplicemente non pervenuto, partecipa al tracollo anche fisico del centrocampo giallorosso evidenziando una volta di più imbarazzanti limiti tecnici. Non all’altezza.
Mancini 4: avrebbe in O’Shea un birillo da saltare in ogni momento, ma dopo averlo dribblato torna indietro e si incarta da solo; deludentissima prestazione. Bocciato.
Vucinic 5: forse non fa in tempo a caricarsi, gettato nella mischia all’ultimo istante; parte bene per 10 minuti, tocchetta, dialoga con Totti, poi dopo una splendida finta scarica una ciabattata sul fondo e scompare per i restanti 80 giri di lancetta. Evanescente.
Totti 5,5: dolorante, solitario, ferito e sconfitto; dimostra di essere cresciuto solo perché non si lascia andare come in passato a reazioni che ieri, sotto il peso dei sette gol, abbiamo temuto. Non è la sera adatta per prendere per mano la squadra, ma, capitano, a parte tutto, quanto dovremo aspettare per un altro gol su punizione??? Emblematico.

Faty s.v. (per De Rossi)
Rosi s.v. (per Wilhelmsson)
Okaka s.v. (per Mancini)