Divertirsi alla Tate Modern

La Tate Modern di Londra è tra i musei più sorprendenti che ho avuto la fortuna di visitare.
L’idea di nuovo “trasuda” ovunque, dagli allestimenti delle mostre al concetto stesso di esposizione, ma con la sobrietà un po’ tipica del popolo inglese, anche laddove, a palati europei più freddi, apparirebbe pazzia. Nonostante la modernità, siamo però lontani dall’hi-tech impersonale ed uniformato che impazza nei musei mondiali; la Tate Modern Gallery è stata inaugurata nel 2000 ed ha sede in un affascinante edificio frutto della riconversione di una centrale elettrica dimessa a Bankside. Il progetto è opera degli architetti svizzeri Herzog e De Meuron (che vinsero per la realizzazione il Premio Pritzker per l’architettura), che tra l’altro hanno ricevuto l’incarico di realizzare un ampliamento della struttura tramite una piramide di blocchi di vetro (i lavori inizieranno nel 2008).
La compattezza della sagoma in mattoni rossi si staglia sulla riva meridionale del Tamigi e guarda dritto verso la cattedrale di St. Paul; i 99 metri della vecchia ciminiera sembrano una sorta di faro che guida il visitatore prima attraverso il ventoso Millennium Bridge, poi nella passeggiata che lambisce il Globe Theatre shakesperiano, infine alla vecchia sala macchine dove le turbine accolgono il turista con tutta la forza simbolica dell’architettura post-industriale.
Accanto ad opere di Boccioni, Chagall, Dalì, De Chirico, Klee, Magritte, Mirò, Modigliani, Andy Warhol, interessantissimi lavori di artisti contemporanei coinvolgono gli appassionati d’arte in una continua ricerca di interazione con le opere.
Da ieri la Tate Modern è nell’occhio del ciclone delle critiche di molti tabloid inglesi per l’installazione dell’artista tedesco Carsten Holler, posizionata nell’atrio della galleria e composta da cinque tubi trasparenti in plexiglas ed acciaio, che fungono da scivoli a spirale per il pubblico. Le insistenti perplessità espresse dalla stampa sulla realizzazione, che è schedulata fino ad aprile, definiscono folle “la discesa” di 55 metri e di 12 secondi.
Nonostante i numerosi test eseguiti, i quotidiani britannici criticano le norme di sicurezza dell’opera-gioco ed in verità sembrerebbero dar loro ragione le aggiunte da parte degli ingegneri della galleria di alcuni tappeti in gomma dopo più di un ginocchio contuso nei primi “atterraggi”. Del resto l’artista ha definito l’opera “… una struttura per provare un'esperienza che si colloca tra la gioia e la follia …”.
L’idea di nuovo “trasuda” ovunque, dagli allestimenti delle mostre al concetto stesso di esposizione, ma con la sobrietà un po’ tipica del popolo inglese, anche laddove, a palati europei più freddi, apparirebbe pazzia. Nonostante la modernità, siamo però lontani dall’hi-tech impersonale ed uniformato che impazza nei musei mondiali; la Tate Modern Gallery è stata inaugurata nel 2000 ed ha sede in un affascinante edificio frutto della riconversione di una centrale elettrica dimessa a Bankside. Il progetto è opera degli architetti svizzeri Herzog e De Meuron (che vinsero per la realizzazione il Premio Pritzker per l’architettura), che tra l’altro hanno ricevuto l’incarico di realizzare un ampliamento della struttura tramite una piramide di blocchi di vetro (i lavori inizieranno nel 2008).
La compattezza della sagoma in mattoni rossi si staglia sulla riva meridionale del Tamigi e guarda dritto verso la cattedrale di St. Paul; i 99 metri della vecchia ciminiera sembrano una sorta di faro che guida il visitatore prima attraverso il ventoso Millennium Bridge, poi nella passeggiata che lambisce il Globe Theatre shakesperiano, infine alla vecchia sala macchine dove le turbine accolgono il turista con tutta la forza simbolica dell’architettura post-industriale.
Accanto ad opere di Boccioni, Chagall, Dalì, De Chirico, Klee, Magritte, Mirò, Modigliani, Andy Warhol, interessantissimi lavori di artisti contemporanei coinvolgono gli appassionati d’arte in una continua ricerca di interazione con le opere.
Da ieri la Tate Modern è nell’occhio del ciclone delle critiche di molti tabloid inglesi per l’installazione dell’artista tedesco Carsten Holler, posizionata nell’atrio della galleria e composta da cinque tubi trasparenti in plexiglas ed acciaio, che fungono da scivoli a spirale per il pubblico. Le insistenti perplessità espresse dalla stampa sulla realizzazione, che è schedulata fino ad aprile, definiscono folle “la discesa” di 55 metri e di 12 secondi.
Nonostante i numerosi test eseguiti, i quotidiani britannici criticano le norme di sicurezza dell’opera-gioco ed in verità sembrerebbero dar loro ragione le aggiunte da parte degli ingegneri della galleria di alcuni tappeti in gomma dopo più di un ginocchio contuso nei primi “atterraggi”. Del resto l’artista ha definito l’opera “… una struttura per provare un'esperienza che si colloca tra la gioia e la follia …”.
Etichette: Arte

1 Comments:
Bè se consideriamo che c'è gente che paga per tuffarsi a velocità esagerate in una piscina passando in budelli più o meno contorti, non vedo perchè si debbano lamentare, qui è aggratise :-)...
Scherzi a parte, molto interessante la Tate Modern di Londra, che ovviamente non ho visitato, ma che credo sarà il primo posto dove andrò quando metterò di nuovo piede in territorio britannico...
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Anonimo, at 12:32 PM
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