Amore e Psiche

Quando vidi Amore e Psiche del Canova era il 1997. Ne ero già innamorato.
Dai banchi del liceo a quelli dell’Università, dai dizionari di mitologia romana e greca avidamente consultati all’epoca, alle citazioni che attraversavano tutta la poesia, la storia di Apuleio e l’immagine della scultura del Canova esercitavano su di me un fascino sempre crescente. Nel 1993, quando scrissi la mia tesi di Laurea sulla poesia neoclassica, tappezzai la mia scrivania di foto, cartoline, riproduzioni stilizzate, interpretazioni moderniste e classiche di quel bacio, di quell’abbraccio.
Mi colpiva in tutte le immagini la stessa vena, la stessa espressione ricorrente che tutti i maestri che col mito si erano confrontati sembravano cogliere: quel senso di ricerca di sicurezza ed affetto della donna, quel compiacimento nel calore di un abbraccio, l’abbandono verso l’amato.
Altri tempi, altro cuore forse…giovani ardori che ora mi fanno sorridere…
Avvicinandomi alla sala del Louvre che sapevo ospitare il gruppo marmoreo, sentivo quell’ansia della gioia che si manifesta sempre con qualche timido cenno di nervosismo, una mano passata sui jeans, una fugace "lisciatina" al “pizzetto”, mi aggiustai gli occhiali e varcai la soglia.
D’accordo che l’Anima (Psiche) per unirsi ad Amore deve superare tremende prove ed indicibili sofferenze ma non mi aspettavo che tra le moderne punizioni di Afrodite ci fossero i giapponesi. La scultura, per nulla deludente, era semplicemente BELLA, luminosa, magica, unica ma parzialmente coperta da un nugolo di turisti giapponesi che la bombardavano di scatti e flash, la additavano, indicavano, commentavano, schernivano; guardai la mia futura moglie (quella vera, intendo, non Psiche) e non so se risposi pienamente convinto al suo sorriso; forse avrei voluto coprire quel corpo dagli sguardi indiscreti, avrei voluto spegnere le luci, tappare le orecchie della dea…ma poi vedendola così abbandonata tra le braccia di Cupido pensai che fosse già in buone mani.
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1 Comments:
Sono stato al Louvre due volte a distanza di 10 anni. In entrambe le occasioni ho avuto la sensazione che il flusso ed il comportamento dei turisti sovrastavano l'importanza del luogo e delle opere. Per ammirare la Gioconda, ad esempio (incastonata orribilmente nel vetro), per 3 secondi, si fa una fila interminabile. Se anche solo per un attimo, ogni turista sentisse l'effetto magico 'dell'abbraccio e del bacio' del Canova, getterebbero al cestino le loro 'bellissime' macchinette e resterebbero semplicemente qualche minuto a contemplare.
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Anonimo, at 12:15 PM
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